Il contratto di mutuo a tasso variabile presenta, talvolta, una clausola floor, che fissa un limite al di sotto del quale gli interessi non possono scendere.

Con il presente intervento si vuole esaminare:

  1. il calcolo per determinare il valore del floor secondo la prassi dei mercati finanziari internazionali;
  2. l’eventuale vessatorietà della clausola;
  3. le conseguenze sulla informativa, in particolare sull’Indicatore Sintetico di Costo;
  4. l’incidenza del floor sull’usura.

1. il calcolo per determinare il valore del floor

Il contratto di opzione conferisce all’acquirente, dietro pagamento di un premio, il diritto ad acquistare (opzione call) o a vendere (opzione put) un determinato titolo o valuta, ad un prezzo fissato (strike price) [1], ad una certa data (opzione europea) [2]. Nel caso dell’opzione put, se il prezzo di mercato dell’attività sottostante è inferiore allo strike price, l’acquirente esercita l’opzione, con guadagno pari alla differenza tra prezzo di mercato e strike price + prezzo pagato. Si precisa che il tasso minimo di un mutuo (o leasing) a tasso variabile, detto floor, è un’opzione put. In altre parole la banca ha acquistato il diritto a vendere ad un tasso prefissato, lo strike price, ed il valore della clausola floor sarà, appunto, la differenza tra l’euribor di riferimento (+ eventuale spread) alla data di scadenza della rata, e tale strike price. Quindi, il mutuatario subisce il rischio di una perdita pari alla differenza tra il tasso minimo prefissato e lo 0. Si segnala, tuttavia, che negli ultimi anni l’euribor è diventato negativo, quindi la perdita subita è stata anche maggiore, ovverosia la differenza tra il tasso minimo e l’euribor negativo.

La formula generalmente utilizzata nei manuali per valutare un’opzione è l’equazione di  Black-Scholes.

Tuttavia, gli operatori preferiscono effettuare le valutazioni sulla base delle contrattazioni avvenute nei mercati finanziari (fair value). Tecnicamente, quindi, il floor è un portafoglio di opzioni put (che il mutuatario vende alla banca), viste come una serie di contratti elementari, detti floorlet, sulla realizzazione di un tasso d’interesse (tipicamente euribor 3M o 6M), ad una specifica data futura. Per valutare correttamente il tasso effettivo del mutuo occorre quindi calcolare il valore di tali opzioni al momento della stipula del contratto e sottrarlo dal capitale prestato” [3]. Trattasi di una valutazione alla stipula, sulla base delle quotazioni vigenti in quel determinato momento.

Riassumendo, la clausola floor è un’opzione put a favore del mutuante, che dovrebbe corrispondere al mutuatario il pricing corrente sul mercato.

2.Clausola vessatoria ?

Poiché tale clausola determina un significativo squilibrio di diritti ed obblighi tra la banca ed il cliente, autorevole dottrina la considera vessatoria[4].

L’Arbitro bancario e finanziario si è più volte espresso escludendo la natura vessatoria del floor, dacché inerente a profili economici ed espressa con una formula contrattuale cristallina e trasparente (Cfr art.34, c.2 d.lgs.206/05). Infatti per ABF la clausola vessatoria può essere sindacata solo a condizione che risulti formulata in modo oscuro. La scarsa giurisprudenza esistente sull’argomento, non considera la clausola floor una componente derivata e la ritiene legittima in quanto chiara e di facile comprensione[5]. Tuttavia, il provvedimento 105288 del 30/9/2016 di Banca d’Italia in materia di trasparenza delle operazioni e dei servizi bancari e finanziari, alla nota (66) recita: “Per i mutui a tasso variabile o misto, e' specificato se il contratto contiene clausole che comportano l'applicazione di un limite massimo (cap) o minimo (floor) alle oscillazioni del tasso, con una breve illustrazione dei relativi effetti per il consumatore” avvalorando la tesi che la clausola non sia tanto chiara.

3. le conseguenze del floor sulla informativa, in particolare l’Indicatore Sintetico di Costo

E’ dato di comune esperienza che i contratti di mutuo con clausola floor sovente riportano un ISC (o TAEG), che non rileva il tasso minimo, come se la clausola floor non ci fosse.

Le Istruzioni di Banca d’Italia del 25/7/2003 istitutive dell’ISC, prevedono che nei contratti vada indicato L’”indicatore sintetico di costo, calcolato conformemente alla disciplina del tasso annuo effettivo globale (TAEG) ai sensi dell’art.122 TU e delle relative disposizioni di attuazione, quando hanno a oggetto le seguenti categorie di operazioni indicate nell’allegato alla delibera del CICR del 4 marzo 2003:

mutui; anticipazioni bancarie; altri finanziamenti”.

La delibera CICR del 4 marzo 2003, alla voce informazione contrattuale, recita: “La Banca d’Italia individua le operazioni e i servizi per i quali…..gli intermediari sono obbligati a rendere noto un Indicatore sintetico di costo (ISC) comprensivo degli interessi e degli oneri che concorrono a determinare il costo effettivo dell’operazione per il cliente..”.

Il D.Lgs.72 del 21/4/2016, in attuazione della direttiva 2014/17/UE, all’ art.1 lett.m, prevede: «Tasso annuo effettivo globale» o «TAEG» indica il costo  totale del  credito  per  il  consumatore  espresso  in  percentuale   annua dell'importo totale del credito”.

A completamento, si riporta il glossario di Banca d’Italia, che così si esprime: “Il TAEG rappresenta lo strumento principale di trasparenza nei contratti di credito al consumo. E’ un indice armonizzato a livello comunitario che nelle operazioni di credito al consumo rappresenta il costo totale del credito a carico del consumatore, comprensivo degli interessi e di tutti gli altri oneri da sostenere per l’utilizzazione del credito stesso. Il TAEG è espresso in percentuale del credito concesso e su base annua. Deve essere indicato nella documentazione contrattuale e nei messaggi pubblicitari o nelle offerte comunque formulate”.

Da quanto sopra, risulta che il TAEG/ISC deve riportare tutti i costi sopportati dal debitore per utilizzare il credito, compreso evidentemente quello di un tasso minimo (in ipotesi di tasso variabile).

Ci si chiede, ora, quali siano le conseguenze di una informativa contrattuale che indichi un ISC inferiore al reale.

L’art.117 Tub, comma 6 dispone: “sono nulle e si considerano non apposte le clausole contrattuali di rinvio agli usi per la determinazione dei tassi di interesse e di ogni altro prezzo e condizione praticati nonché quelle che prevedono tassi, prezzi e condizioni più sfavorevoli per i clienti di quelli pubblicizzati”. La sanzione di tale nullità è il ricalcolo degli interessi “al tasso nominale minimo e quello massimo, rispettivamente per le operazioni attive e per quelle passive, dei buoni ordinari del tesoro annuali o di altri titoli similari eventualmente indicati dal Ministro dell’economia e delle finanze, emessi nei dodici mesi precedenti la conclusione del contratto o, se più favorevoli per il cliente, emessi nei dodici mesi precedenti lo svolgimento dell’operazione”.

Nel senso indicato, si sono espressi sia il Tribunale di Chieti con Sent. 230/2015, che di Benevento con Sentenza del 31/10/2015, sia l’Arbitro Bancario Finanziario, decisione 3020 del 1/4/16 Collegio di Napoli, per il quale, una differenza tra TAEG riportato sul contratto e TAEG effettivo del 0,08% comporta l’applicazione del tasso sostitutivo bancario summenzionato.

Si segnala che l’Arbitro Bancario Finanziario ritiene che all’errata indicazione del TAEG/ISC sia applicabile esclusivamente l’art.125 bis TUB, norma circoscritta alla clientela consumatrice ed esclusa per i finanziamenti destinati all’acquisto immobiliare o/e relative manutenzioni (Cfr Decisione 9403 del 21/10/16 Collegio Nord, Decisione 4953 del 26/5/2010 Collegio Centro). Ma il tenore letterale dell’art.117 c.6 TUB summenzionato, sembra invece riferirsi a tutte le condizioni indicate nei contratti, quindi anche all’ ISC/TAEG.

Inoltre, anche le Istruzioni di Banca d’Italia del 25/7/2003 istitutive dell’ISC, prevedono che tale indicatore sia da indicare in tutti i contratti bancari relativi a mutui, anticipazioni bancarie e altri finanziamenti, non soltanto in quelli di credito al consumo. Pertanto, non appare corretta la posizione dell’Arbitro Bancario Finanziario, per la quale l’indicatore sintetico di costo significativamente errato (previsto per pubblicizzare l’onerosità del finanziamento), comporta delle conseguenze soltanto per i contratti di credito al consumo.

E comunque, in ipotesi di ISC/TAEG sensibilmente inferiore al reale, anche non fosse applicabile l’art.117 TUB, troverebbe spazio l’azione di risarcimento del danno per mancata trasparenza. Infatti, l’erronea indicazione dell’ISC/TAEG comporta un’erronea rappresentazione del costo complessivo del finanziamento, con danno del mutuatario facilmente quantificabile almeno nella differenza tra l’ISC/TAEG indicato e quello effettivo, ovverosia la clausola floor.

4.l’incidenza del floor sull’usura

Si vuole indagare se il costo implicito della clausola floor, che si manifesterà nel corso del rapporto con un presumibile incremento del tasso, debba concorrere al calcolo del TEG, al fine del confronto con la soglia dell’usura ex art.644 cp. Riferendosi alle Istruzioni di Banca d’Italia, al punto C3, calcolo del TEG, prevedono la formula:

TAEG==   taeg.

Successivamente precisano che:

Per rata di rimborso si intende ogni pagamento a carico del cliente relativo al rimborso del capitale, degli interessi e degli oneri inclusi di cui al punto C4”.

Al punto C4, trattamento degli oneri e delle spese nel calcolo del TEG, indicano che “nel calcolo del tasso si deve tener conto conto delle commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese, escluse quelle per imposte e tasse, collegate all’erogazione del credito e sostenute dal cliente, di cui il soggetto finanziatore è a conoscenza….In particolare sono inclusi:

…………

5) le spese per assicurazioni o garanzie intese ad assicurare il rimborso totale o parziale del credito ovvero a tutelare altrimenti i diritti del creditore (ad es. polizze per furto e incendio sui beni concessi in leasing o in ipoteca), se la conclusione del contratto avente ad oggetto il servizio assicurativo è contestuale alla concessione del finanziamento…….

8) ogni altra spesa ed onere contrattualmente previsti, connessi con l’operazione di finanziamento”.

Da quanto sopra si evince che nel calcolo del TEG debbano rientrare tutti i costi, compreso quello, spesso implicito, di cessione dell’opzione put (clausola floor), che verrà esattamente quantificata alla scadenza delle singole rate, ma che i mercati prezzano alla stipula col sistema del fair value.

ESERCITAZIONE

Si vuole determinare il TAEG di un mutuo stipulato in data 4/5/2010, valore nominale 160.000,00, durata 120 rate mensili, ammontare di ciascuna rata 900,00, ultima da 93.163,27, tasso euribor 3M+2,50% spread (tasso ingresso 3,143%), floor  (tasso minimo) 3%, spese istruttoria 800,00, spese pagamento rate 1,50.

Poiché le prime 190 rate sono da 900,00 euro e l’ultima da 92.925,00, occorre aggiungere le spese ad ogni rata, attualizzarle e confrontarle col capitale erogato, ovvero 160.000,00 – 800,00 = 159.200,00.

Il tasso di equivalenza della sommatoria delle rate è del 0,268% mensile, che espresso su base annuale diventa:

(1+(0,268% x 12))12-1=3,258% = TAEG.

Il risultato di cui sopra non rileva, tuttavia, la clausola floor del 3%.

La valutazione del floor come portafoglio di opzioni put fornisce un valore, al 7/2/2010, di 9.776,02.

Questo è il prezzo di contrattazione delle opzioni put sull’euribor 3M trattate nei mercati finanziari alla data di riferimento (quotazione). Quindi il prezzo che la banca deve sostenere per comprare l’opzione put del floor, ed anche il prezzo che il cliente (consapevole ed informato) si attende per cedere detto diritto.

In sostanza, l’onere implicito che grava sul debitore nel mutuo in esame.

Il Taeg dovrà pertanto essere determinato riducendo l’erogato di 9.776,00. Il finanziamento effettivo diventa 149.424,00. Il tasso che attualizza i rimborsi a tale importo è pari al 0,344% mensile, 4,1305% annuo, 4,210% annuo effettivo (Taeg).

Poiché la soglia del II° trimestre 2010 era del 3,95%, il tasso risulta usurario.

Associazione Studi Bancari offre il servizio di determinazione del Taeg di un mutuo/leasing con clausola floor. Occorre inviare la data di stipula, l’importo erogato, le spese iniziali (comprese perizie, attivazione pratica, ecc.), le spese di incasso delle rate, il tasso variabile (es. euribor 3M+spread) il tasso minimo (floor), il piano di ammortamento iniziale. Per informazioni tel. al 388 8294241