Il Codice della Crisi di Impresa (art.3 decreto legislativo 83 del 2022) entrato in vigore il 15.7.2022 dopo varie modifiche, OBBLIGA l’imprenditore a predisporre un adeguato assetto organizzativo, amministrativo e contabile al fine di rilevare tempestivamente l’insorgere della crisi (art.2086 cc.).
Pena responsabilità precise anche di natura penale, che possono essere estese anche al consulente.
Il nuovo Codice della Crisi di impresa, infatti, mira a premiare l’imprenditore avveduto e a non infierire su quello sfortunato.
Nell’adeguato assetto ovviamente rientra il monitoraggio dei debiti fiscali e bancari.
Sia gli imprenditori che i consulenti devono avere ben chiaro che, a fronte di attenzioni del legislatore, esistono precise responsabilità, addirittura per colpa in negligendo ed in vigilando, per non avere adeguatamente organizzato la azienda o adeguatamente seguito il cliente.
Dal canto suo, il consulente ha il dovere di consigliare al meglio il cliente anche per evitare precise responsabilità sia dirette sia conseguenti alla entrata in crisi della PMI.
Relativamente al debito bancario l’imprenditore dovrebbe poter rispondere a queste domande elementari:
- so quanto pago di interessi bancari ogni tre mesi?
-ed all’anno?
-conosco i tassi applicati ai suoi mutui e conti correnti?
-chi tiene i rapporti con gli istituti di credito dentro la mia azienda?
-so quando è stata la ultima variazione dei tassi sui conti affidati alla azienda?
-so se la banca comunica puntualmente la revisione dei tassi ed invia regolarmente gli estratti ed i rendiconti almeno annuali?
-so a quanto ammontano i miei affidamenti?
-so quando scadono i miei affidamenti?
-so quanto dura ancora l’ammortamento dei miei mutui e leasing?
-conosco il mio rating?
-sono in grado di sapere se la maia banca rispetta la normativa di settore?
-conosco gli obblighi imposti dal Codice della Crisi di Impresa?
Quasi certamente egli si risponderà in modo negativo o addirittura evasivo.
Ecco. È la prova che il Codice della Crisi va nella direzione giusta.
La azienda fai da te non può piu’ esistere.
MA ATTENZIONE
Gli obblighi derivanti dal Codice della Crisi di Impresa si applicano soprattutto all’imprenditore NON in crisi.
La filosofia è mutata dal contesto di mercato: l’impresa viene aiutata moltissimo, ma l’imprenditore (e chi lo assiste) si deve responsabilizzare ed organizzare.
La ratio è chiara: si teme in futuro prossimo una situazione economica non favorevole.
Da oggi in poi la responsabilità di aver fatto arrivare alla crisi la impresa per assenza di un adeguato assetto ricade sugli amministratori e gli organi di controllo (art. 2746 c.6 cc).
Ed i loro consulenti.
La azienda IN BONIS deve:
avere un dialogo con la banca contrapponendo i propri “punti di vista (analisi dei contratti bancari e conseguenze) ;
La azienda deve e può opporre i risultati della suddetta analisi alla banca;
La quale dovrà motivare come e perché non condivide la analisi.
Qualora - per il peso di banche e fisco - la impresa entrasse in crisi, si arriverebbe alla composizione negoziata della crisi. Soltanto se rispettato il Codice della Crisi, attenzione.
Con tutti i benefici del caso.
Esempio: il concordato semplificato; le misure protettive, ed altro.
Il Codice prevede - art. 25novies- degli alert o segnalazioni degli pubblici qualificati (INPS; Agenzia Riscossione; Agenzia Entrate) durante la vita della azienda.
Ma anche le banche possono segnalare.
L’art. 25 decies prevede che in caso di modifica, revoca, revisioni di linee di credito la banca debba scrivere/notiziare gli organi di controllo qualora esistenti.
Si comprende che la dinamica di rinviare la soluzione di problemi noti ovvero ”mettere la polvere sotto il tappeto” solitamente adottata da qualche imprenditore non è piu’ coltivabile.
Le responsabilità scattano per opera di terzi e la situazione non rimane piu’ all’interno delle “mura domestiche” .
E da lì parte il necessario, obbligato e tempestivo intervento per risolvere il problema sia da parte dell’imprenditore, ma ancora prima, da parte dell’organo di controllo che avvisa immediatamente l’organo amministrativo.
Sempre per iscritto, in modo motivato e con tempi stretti.
Quindi un meccanismo di tutela della impresa, ma (in teoria) sotto sorveglianza di terzi.
Se ben osservati gli obblighi derivanti dal Codice della Crisi di Impresa, in caso di crisi, l’imprenditore potrà accedere alla composizione negoziata della crisi.
La composizione negoziata per le banche prevede obblighi precisi di collaborazione.
Art.16 Comma 5 D l.vo 83/2022 che ha riformato il Codice della Crisi in punto di composizione negoziata della crisi: “Le banche e gli intermediari finanziari, i loro mandatari e i cessionari dei loro crediti sono tenuti a partecipare alle trattative in modo attivo e informato”.
Insomma la banca dovrà spiegare il perché NON ritiene valida la proposta di accordo/revisione avanzata dalla azienda. Che probabilmente sarà sulle orme di quella fatta quando la PMI non era in crisi (perché si fonda sugli stessi documenti). E, quindi, spiegare il perché non venne incontro alla motivate istanze dell’imprenditore. Che potrà documentare tutte le fasi della trattativa pre-crisi .
La banca potrebbe essere chiamata davanti ad un Giudice per pagare i danni.
Esperienza insegna che spesso, gli imprenditori sottovalutano tale aspetto.
O delegano al proprio ragioniere e, comunque, si concentrano solo sul tasso di interesse e tralasciano quelle voci che per la banca sono il vero guadagno, ossia le spese e le commissioni (quale, ad esempio, la commissione sul fido accordato): una revisione al ribasso anche solo di queste ultime potrebbe generare una disponibilità immediata fin dal primo trimestre di intervento.
Allora cosa fare?
Serve un servizio di monitoraggio periodico e costante dei rapporti bancari in essere per avere un costante e meticoloso controllo delle uscite economiche.
Nel piu’ ampio concetto di controllo di gestione.
Maggiori informazioni sul servizio di monitoraggio sono reperibili sul sito https://www.ribasrl.com/primo-piano/crisi-dimpresa