Obiettivo del presente intervento è esaminare le conseguenze del contratto di finanziamento privo dell’indicazione del tasso o con un tasso diverso da quello effettivo.
I contratti di finanziamento tra banche e clienti sono disciplinati dal titolo VI del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, intitolato: “Trasparenza delle condizioni contrattuali dei rapporti con i clienti”, nel quale l’art.117 disciplina il contenuto dei contratti. Il Provvedimento sulla trasparenza di Banca d’Italia, normativa delegata, disciplina ulteriormente i precetti di cui all’art.117 Tub, con chiarimenti ed esemplificazioni.
La materia è regolata anche dall’art.1284 c.c..
Per comprendere cosa accade quando un contratto di finanziamento bancario è privo del tasso o indica un tasso errato, bisogna, giocoforza, esaminare tali norme, per l’applicazione ora dell’una ora dell’altra.
Due premesse sono necessarie: una giuridica ed una tecnica.

1.PREMESSA GIURIDICA
a) lex specialis derogat generali: se la stessa materia è disciplinata da più norme di cui una generale e l'altra speciale, quest'ultima prevale sulla prima. Quindi, quando il Testo Unico Bancario detta una disposizione, questa prevale sulle regole generali del codice civile;
b) i regolamenti di Banca d’Italia sulla trasparenza, hanno un valore cogente nella redazione dei contratti e anche interpretativo della normativa primaria. Quanto ivi dettato, ha un valore di interpretazione del Testo Unico Bancario.

2. PREMESSA TECNICA
Il tasso d’interesse rappresenta il costo di un’operazione di finanziamento. Dato un determinato finanziamento da restituire in determinate rate a determinate scadenze, esiste un solo tasso di interesse corrispondente. Si può affermare che il tasso e l’ammontare degli interessi pattuiti, rappresentano il costo del contratto, non possono discordare 1.

ART.117 TUB
L’art.117 Tub impone la forma scritta dei contratti bancari di finanziamento. I commi 4, 6 e 7 recitano:
4. “I contratti indicano il tasso d’interesse e ogni altro prezzo e condizione praticati, inclusi, per i contratti di credito, gli eventuali maggiori oneri in caso di mora.
6. Sono nulle e si considerano non apposte le clausole contrattuali di rinvio agli usi... nonché quelle che prevedono tassi, prezzi e condizioni più sfavorevoli per i clienti di quelli pubblicizzati”.
7."In caso di inosservanza del comma 4, e nelle ipotesi di nullità dell’art.6, ” si applica il tasso Bot.
Per il comma 4, il rinvio della determinazione del tasso agli usi rende nulla la pattuizione, con le conseguenze di cui al comma 7 (ricalcolo delle rate al tasso Bot). Al di là di questa ipotesi, il tasso può essere omesso, oppure, se indicato, risultare uguale a quello corretto, inferiore o maggiore.
Se il contratto riporta il tasso corretto, tutto regolare.
Se non viene indicato il tasso, il comma 7 è chiaro nello stabilire la nullità della pattuizione economica con ricalcolo delle rate al tasso Bot.

INTERPRETAZIONI DEL COMMA 6 DELL’ART.117 TUB
Se il tasso è inferiore a quello reale, il comma 6 prevede la nullità se più sfavorevole per i clienti di quello pubblicizzato.
Ci si chiede: cosa significa pubblicizzato?
Una prima lettura 2 ritiene che la nullità dei tassi sfavorevoli rispetto ai pubblicizzati riguardi esclusivamente i fogli informativi delle condizioni contrattuali, perché la pubblicità si riferirebbe alla generalità del pubblico. Così, il tasso contrattuale inferiore all’effettivo non sarebbe sanzionato dall’art.117 e la tutela del mutuatario sarebbe garantita dalla normativa generale, in particolare dall’art.1370 c.c., che recita: “Le clausole inserite nelle condizioni generali di contratto o in moduli o formulari predisposti da uno dei contraenti s'interpretano, nel dubbio, a favore dell'altro”. In sostanza, un contratto che riporta un tasso d’interesse inferiore all’effettivo comporterebbe la riduzione del costo del finanziamento (delle rate) al tasso indicato.
L’interpretazione non convince per le seguenti ragioni:
1) l’art. 1370 c.c. parla di clausole su moduli o formulari, il tasso è il prezzo del contratto, non un formulario o una clausola.
2) l’art.117, che ha l’evidente fine di tutelare la parte debole, con tale interpretazione servirebbe a limitare il danno alla parte forte, la banca.
3) se l’obiettivo della trasparenza è far sì che il cliente si renda conto delle condizioni pattuite, un tasso inferiore al reale è molto più grave (induce maggiormente in errore) di un tasso assente. Avremmo la sanzione massima (nullità) quando il tasso manca, sanzione minima (art.1370 c.c.) nel caso più grave del tasso ingannevole.
4) la normativa delegata fornisce tutt’altra indicazione: il provvedimento di Banca d’Italia sulla trasparenza, nel capitolo sul contenuto dei contratti, recita: “I contratti indicano il tasso d'interesse... Sono nulle e si considerano non apposte le clausole contrattuali di rinvio agli usi per la determinazione dei tassi di interesse e di ogni altro prezzo e condizione praticati, nonché quelle che prevedono tassi, prezzi e condizioni sfavorevoli per i clienti rispetto a quelli pubblicizzati nei fogli informativi e nei documenti di sintesi (1). La nullità può essere fatta valere solo dal cliente”.
La nota, continua: “(1) Nella suddetta ipotesi e nel caso in cui il contratto non indichi il tasso di interesse ovvero ogni altro prezzo e condizione praticati (inclusi, per i contratti di credito, gli eventuali maggiori oneri in caso di mora), si applicano: a) il tasso nominale minimo e quello massimo, rispettivamente per le operazioni attive e per quelle passive, dei buoni ordinari del tesoro annuali o di altri titoli similari eventualmente indicati dal Ministro dell'economia e delle finanze, emessi nei dodici mesi precedenti la conclusione del contratto; b) gli altri prezzi e condizioni pubblicizzati nel corso della durata del rapporto per le corrispondenti categorie di operazioni e servizi al momento della conclusione del contratto o, se più favorevoli per il cliente, al momento in cui l’operazione è effettuata o il servizio viene reso; in mancanza di pubblicità nulla è dovuto”.
Ecco allora che, stante il chiarimento del Provvedimento sulla Trasparenza di Banca d’Italia, il comma 6 dell’art.117 Tub riguarda i tassi indicati in contratto inferiori a quelli pubblicizzati nei fogli informativi (rivolti alla generalità dei clienti) e nei documenti di sintesi, che vengono consegnati al cliente unitamente al contratto.
Risulta pertanto certo che l’art.117 Tub sanziona con la nullità la mancata esposizione del tasso e l’esposizione di un tasso inferiore a quello indicato nel documento di sintesi.
A parere di chi scrive, affinché il tasso contrattuale inferiore al tasso del documento di sintesi non comporti la nullità, è necessario che l’autorità giudiziaria disapplichi la normativa secondaria (Provvedimento di Banca d’Italia), in mancanza, la norma c'è e va rispettata.


TASSO CONTRATTUALE INFERIORE A QUELLO EFFETTIVO E MANCA IL DOCUMENTO DI SINTESI
A parere di chi scrive le esigenze di trasparenza e tutela del cliente sembrano comunque imporre la nullità del tasso ogniqualvolta il tasso in contratto è inferiore all’effettivo, essendo del tutto analoga l’opacità del finanziamento con o senza documento di sintesi. In sostanza, il termine “pubblicizzati” dell’art.117 comma 6, dovrebbe significare, nelle intenzioni del legislatore, reso noto al cliente. Ed in effetti il primo significato di pubblicizzare è rendere noto, il secondo divulgare, poi reclamizzare 3 . Sostituendo a pubblicizzare il sinonimo rendere noto, il comma 6 diventa: Sono nulle e si considerano non apposte le clausole contrattuali di rinvio agli usi... nonché quelle che prevedono tassi, prezzi e condizioni più sfavorevoli per i clienti di quelli resi noti.
Se così fosse, ogniqualvolta venisse indicato un tasso inferiore all’effettivo, il tasso sarebbe nullo e verrebbe sostituito dal tasso Bot.

TASSO SUPERIORE A QUELLO EFFETTIVO
L’esposizione in contratto di un tasso superiore all’effettivo, invece, non rientra nelle nullità ex art. 117 Tub, quindi vanno applicati i principi generali del codice civile, per i quali, posto che il tasso, così come gli interessi pattuiti, rappresenta il costo del finanziamento, la discordanza tra erogato e rate da una parte e tasso dall’altra significa indicare nel medesimo contratto due prezzi diversi. La conseguenza dovrebbe essere l’indeterminatezza dell’oggetto ex art. 1346 c.c., con applicazione del tasso legale ai sensi dell’art. 1284 c.c..

TAEG/ISC
Al di fuori del perimetro esaminato, ricade l’errata esposizione contrattuale del Taeg/Isc, che non è un tasso ma un’informativa del costo complessivo dell’operazione (non c’è una relazione diretta tra il Taeg e il piano di ammortamento). Per oramai consolidata giurisprudenza, la conseguenza di un Taeg inferiore all’effettivo sarà meramente risarcitoria.

TAN/TAE e RCC/RCS
Anche le omissioni informative in tema di indicazione del regime di capitalizzazione adottato 4 (composto o semplice o altro) e del tasso utilizzato (Tan o Tae) non dovrebbero causare nullità ex art.117 Tub o indeterminatezza dell’oggetto del contratto, perché tali omissioni possono essere ovviate con alcuni calcoli matematici (Cfr. Cass.civ.sez.III 13/5/21 n.12889). Infatti, un piano di ammortamento in regime di capitalizzazione composta è evidente anche se il regime non è nominato, e passare dal Tan (comunemente usato) al Tae (ipotesi di scuola) è immediato 5 . Mancherebbe l’opacità dell’informazione, perché il cliente potrebbe comprendere l’effettiva onerosità del finanziamento anche senza le precisazioni di RCC e Tan.

(1) In una rendita a rate costanti, è possibile ottenere il tasso che eguaglia erogato e sommatoria rate ad un determinato istante (generalmente all’erogazione). Tale tasso è periodale, cioè si riferisce al periodo di rimborso. In un mutuo mensile, il tasso è mensile. In un leasing semestrale, il tasso è semestrale, ecc.
Il regime matematico di attualizzazione dell’erogato e delle rate è detto regime di capitalizzazione composta. E’ possibile utilizzare altri regimi, ma trattasi di ipotesi accademica, non avviene mai. Inoltre, tutta la normativa (sul Taeg, sull’usura) utilizza tale regime, come il 100% degli operatori finanziari internazionali.
Il tasso va espresso su base annua (Cfr.Provvedimento sulla trasparenza di Banca d’Italia) e la prassi mondiale è moltiplicare il tasso periodale * il numero di periodi, ottenendo il Tan, tasso annuale netto.
Il tasso matematicamente corretto, o tasso annuale effettivo, si ottiene con la formula Tae=(1+iperiodale)n.periodi-1, il cui risultato è lievemente superiore al Tan. Si segnala che il Tae non viene utilizzato nei contratti di finanziamento.
I mutui devono riportare il piano di ammortamento, nel quale risulta l’erogato, le rate composte da quota capitale e quota interesse, il tasso d’interesse.
Dal piano di ammortamento si evince il regime di capitalizzazione utilizzato (sempre composto) e il tasso (sempre Tan).

(2) Interpretazione proposta al convegno Usura, anatocismo, e altre criticità nei rapporti tra banche e clienti: novità 2021 tenutosi a Firenze il 1/10/2021.

(3) Il dizionario dei sinonimi e contrari di D.Cinti, ed. De Agostini.

(4) Con RCC si intende regime di capitalizzazione composta, con RCS si intende regime di capitalizzazione semplice.

(5) Dato il Tan, il tasso periodale si ottiene da Tan/n.periodi => Tae=(1+tasso periodale)n.periodi-1