I derivati sono contratti che derivano da parametri non controllabili dalle parti. Possono essere conclusi sull’andamento dell’indice borsistico, sulla quotazione del petrolio, sulla quantità di neve che cadrà in una località sciistica. A differenza delle scommesse, possono avere una finalità di copertura economica per le imprese. 

I derivati di copertura consentono di trasformare un tasso variabile in fisso o di fissare il cambio di una valuta.

Un esempio: il cambio eur/usd del 16/11/17 era 1,17785. L’impresa che deve consegnare una nave tra due anni in un paese del golfo, pagamento in dollari, vuole fissare il cambio a 1,17785. Se il cambio peggiorasse, si ridurrebbero i margini e da 1,25 la vendita sarebbe in perdita. Un derivato di copertura ha questa funzione.

Altro esempio: la costruzione di un grattacielo richiede 18 mesi. Al tasso del 3% i margini per il costruttore sono soddisfacenti. Qualora il tasso crescesse oltre il 5%, andrebbe in perdita. Gran parte dei finanziamenti sono a breve, nella forma di anticipo fatture, apertura di credito in c/c, mutui variabili, ecc. Con un derivato di copertura il costo del debito diventa il 3%. Il meccanismo è il seguente: i finanziamenti variabili avranno le loro oscillazioni, che saranno compensate dal contratto derivato. Se i tassi crescono e cresce il costo dei finanziamenti variabili, la controparte del contratto derivato versa all’impresa e si torna al 3%, se i tassi calano e il costo dei finanziamenti variabili diminuisce, l’impresa versa alla controparte del derivato.

Le controversie sui derivati riguardano due tipi di contratti: quelli di copertura e quelli speculativi.

I derivati speculativi sono delle scommesse a cui la leva d’indebitamento consente puntate n volte superiori al denaro disponibile. E’ come farsi prestare 10, 20, 100 volte il proprio denaro e giocare tutto alla roulette. Anche i derivati di finanziamento, sono speculativi. I derivati speculativi incorporano opzioni di difficile lettura. Per determinarne il valore alla stipula, occorrono gli analisti specializzati che creano tali prodotti per le grandi banche d’affari. In mancanza di altro sistema, generalmente si utilizzano programmi come Bloomberg, Reuters, ecc. che sono costosissimi e comunque forniscono un risultato senza spiegare come viene ottenuto.

I derivati di copertura, invece, generalmente utilizzano sistemi più semplici, come il plan vanilla negli IRS (sui tassi) la cui valutazione è abbastanza agevole e accettata. Un esempio di valutazione si trova nel OIC 3. Quando un derivato di copertura utilizza strumenti “impropri” come le opzioni, probabilmente non è proprio di copertura.

Con il presente contributo si vuole ipotizzare un sistema alternativo di valutazione dei derivati di copertura. Invece che ricostruire il valore alla stipula sulla base delle aspettative del mercato, operazione, si è detto, a volte terribilmente complessa, si potrebbero verificarne gli effetti. Se il contratto ha ottenuto quanto promesso, allora potrà considerarsi adeguato. Se, al contrario, tale copertura non è riuscita, allora lo strumento non era adeguato e l’intermediario potrà essere chiamato a risarcire il danno. Si potrà simulare cosa sarebbe avvenuto senza il derivato (il prezzo della nave al cambio della vendita), cosa sarebbe dovuto succedere con una copertura al 100%, la differenza sarà dovuta a inadeguatezza del contratto.

Si segnala, infine, che le quotazioni dei futures sono trimestrali, quindi la copertura non può essere precisa al 100%, ci saranno sempre dei piccoli margini di oscillazione anche nei contratti meglio impostati.