Le liti relative agli addebiti sui conti correnti vertono generalmente su contratti datati che la successiva normativa e giurisprudenza hanno stabilito essere illegittimi e nulli (si pensi alle cms indefinite, all’anatocismo ante giugno 2000, alle clausole di determinazione interessi uso su piazza, ecc.). In tal caso, gli addebiti possono essere in tutto o in parte ripetuti dal cliente, per importi spesso ingenti.
La principale difesa degli intermediari si basa sulla eccezione di prescrizione, che consente in molti casi di limitare la ripetizione degli indebiti ai dieci anni precedenti l’inizio della controversia.

Sulla base della Cass. SSUU 15895 si vuole evidenziare l’approccio delle tre parti del processo: la banca, il giudice (tramite il Ctu), il cliente.

L’orientamento giurisprudenziale assolutamente maggioritario prevede:

  • obbligo della banca di eccepire la prescrizione;
  • questa va considerata anche in assenza di azione di ripetizione del cliente o di mero accertamento del saldo;
  • solo le rimesse ripristinatorie si prescrivono decorsi dieci anni dalla chiusura del conto, le rimesse solutorie si prescrivono decorsi dieci anni dalla rimessa;
  • il saldo per la verifica se la rimessa è entro fido (ripristinatoria) è quello dell’estratto conto ante azzeramento interessi illegittimi.

La lettura della giurisprudenza di merito e della citate SSUU portano a concludere che:

parte banca deve esclusivamente eccepire la prescrizione;

il Giudice (a mezzo Ctu), sulla base dei documenti agli atti, cercherà di verificare l’esistenza di un’apertura di credito, se il debito abbia superato il fido generando rimesse solutorie (che azzerano gli indebiti precedenti);

parte cliente dovrà dimostrare che le rimesse sono ripristinatorie e che quindi la prescrizione non si realizza.

Per parte banca la difesa è semplice, basta una formula di stile da apporre sul primo atto processuale.

Il Ctu dovrà, sulla base del quesito e dell’orientamento dell’organo giudicante, cercare prove dell’apertura di credito e del suo ammontare nel tempo: il contratto, gli estratti di c/c. Successivamente, dovrà ricostruire i saldi giornalieri dai movimenti dell’estratto di c/c. Qualora il saldo superasse il fido, rimessa solutoria.

Quest’ultima affermazione sarebbe vera se il saldo del c/c avvenisse sulla base dell’effettiva entrata/uscita del denaro, invece il saldo è data valuta, peggiorativo (per il cliente) di alcuni giorni. Tuttavia, il consolidato orientamento della Cassazione in tema di revocatorie fallimentari prescrive:
"la copertura o meno del conto va accertata con riferimento al saldo disponibile, da determinarsi in ragione delle epoche di effettiva esecuzione, da parte della banca, degli incassi e delle erogazioni, non già con riferimento esclusivo al saldo contabile (che riflette le registrazioni delle operazioni in ordine puramente cronologico), né al saldo per valuta (che è effetto del posizionamento delle partite unicamente in base alla data di maturazione degli interessi)" (Cass. 22-3-1994 n. 2744; Cass. 15-XI- 1994 n. 9591; Cass. 26-1-1999 n. 686, Cass 3/10/18 n.24137). Pertanto il saldo ottenibile dall’estratto di c/c è peggiorativo per il cliente, in altre parole considera prescritto ciò che prescritto non è.

I Ctu utilizzano le presunzioni indicate dalla Cass.2744/94, per le quali è desumibile la data effettiva dell’entrata uscita del denaro da un’interpolazione tra data valuta e data operazione. Tale tecnica è sbagliata, come si dimostra nel capitolo sulla tecnica bancaria.

Si segnala tuttavia che, secondo l’orientamento desumibile dalle citate SSUU, è onere del cliente dimostrare le rimesse ripristinatorie, e la mancanza di elementi agli atti non è imputabile al Ctu, che farà una stima sulla base dei documenti disponibili.

 Parte cliente ha l’onere di dimostrare che le rimesse sono ripristinatorie. Dovrà pertanto:

  • presentare gli estratti di c/c con i movimenti giornalieri;
  • provare l’apertura di credito (centrale rischi, contratti, ecc.);
  • presentare le condizioni contrattuali di addebito/accredito di bonifici, assegni, ecc anche con condizioni contrattuali della banca pubblicate su internet;
  • calcolare il saldo giornaliero data effettiva operazione, con indicazione delle rimesse ripristinatorie (ottenute con le modalità indicate nel capitolo sulla tecnica bancaria).


Tecnica bancaria: la rimessa solutoria
Si rende opportuno evidenziare il funzionamento di un conto corrente, per meglio comprendere la questione.
Ad esempio, atto di citazione cliente di settembre 2017, mancanza pattuizione interessi ultralegali, dall’inizio del rapporto questi vanno ricondotti al tasso legale. Tuttavia, la mancanza di apertura di credito comporta che il bonifico del c/c (vedasi tabella) di euro 19.428,32, data valuta 10/8/2007 sarà prescritto (se si utilizza il saldo banca), e gli interessi passivi (oltre cms e spese) indebiti precedenti, saranno irripetibili per tale importo di euro 19.428,32. Anche in presenza di apertura di credito di euro 130.000,00, tutta la rimessa sarà prescritta. Qualora, invece, il fido fosse di euro 160.000,00, sarebbe solutoria solo l’eccedenza di euro 9.925,71.

01/07/2007 01/07/2007                            2.939,69          riporto -154.697,39
03/07/2007 30/06/2007          0,00               324,00          bonifico -154.373,39
03/07/2007 02/07/2007      150,00                   0,00          addebito vs. assegno -154.523,39
09/07/2007 09/07/2007   1.177,20                   0,00          pag deleghe f23/24 -155.700,59
06/08/2007 31/07/2007      195,48                   0,00          effetti /mav/rid -155.896,07
02/08/2007 02/08/2007 13.457,96                    0,00         pag.rata fin/mut. 417/2/381206 -169.354,03
09/08/2007 10/08/2007         0,00            19.428,32         bonifico -149.925,71
20/08/2007 20/08/2007   3.237,52                   0,00          pag deleghe f23/24 -153.163,23

In realtà la questione non è così semplice.
Gli estratti conto riportano due date: operazione e valuta. La prima indica la registrazione contabile, la seconda il momento di addebito della rimessa passiva o di accredito di quella attiva. Il momento di accredito, la data valuta, mai corrisponde al momento di effettuazione dell’operazione. Qualsiasi contratto di c/c evidenzia uno sfasamento temporale a favore della banca, prima del 2010 anche di parecchi giorni lavorativi, tra data valuta e data di entrata/uscita del denaro dal conto.
Pertanto, dagli estratti del conto corrente non si evince l’effettiva entrata/uscita del denaro dal conto perché, si ripete, la data valuta e la data operazione si riferiscono ad altro.
A ciò, aggiungasi che il consolidato orientamento della Cass. in tema di revocatorie fallimentari prescrive:
"la copertura o meno del conto va accertata con riferimento al saldo disponibile, da determinarsi in ragione delle epoche di effettiva esecuzione, da parte della banca, degli incassi e delle erogazioni, non già con riferimento esclusivo al saldo contabile (che riflette le registrazioni delle operazioni in ordine puramente cronologico), né al saldo per valuta (che è effetto del posizionamento delle partite unicamente in base alla data di maturazione degli interessi)" (Cass. 22-3-1994 n. 2744; Cass. 15-XI- 1994 n. 9591; Cass. 26-1-1999 n. 686, Cass 3/10/18 n.24137).
Quindi, per la Suprema Corte, affinché ci sia sforamento del fido, non si considera la data valuta, o la data operazione, ma la data degli effettivi versamenti e prelevamenti.
Appurato che gli estratti conto non forniscono alcuna indicazione puntuale, occorre far riferimento ai documenti sottostanti che devono esser prodotti nel termine perentorio di deposito della seconda memoria istruttoria (l’estratto conto della banca da cui proviene il bonifico, la copia dell’assegno, le fatture dei fornitori con condizioni pagamento, ecc.) per individuare con certezza il momento di entrata/uscita del denaro dal conto.
Un valore presuntivo (fino a prova contraria) l’avrà il saldo data valuta oltre il fido per un periodo di tempo presumibilmente superiore di qualsiasi scarto data valuta-data operazione (ad es. se si supera il fido per trenta giorni data valuta, è davvero improbabile che la disponibilità effettiva riporti il saldo entro fido).
Un altro valore presuntivo l’avranno i giorni data valuta contrattualmente previsti. Se il contratto prescrive che l’assegno viene accreditato dopo tre giorni lavorativi, basterà togliere alla data valuta tre giorni lavorativi per ottenere la data di effettivo incasso. Così un assegno data valuta in entrata il 11/7/07, è stato effettivamente versato il 6/7/2007, data di aggiornamento del saldo per verificare le eventuali rimesse solutorie.
Nessun valore è attribuibile alla data operazione (data di registrazione contabile), e alla tecnica di considerare i versamenti a tale data. Un esempio può servire a comprendere la questione: nell’estratto di conto corrente in tabella, la prima colonna è la data operazione, la seconda la data valuta, la terza le uscite, la quarta le entrate.
Data operazione 6.11.00, data valuta 31.10.00 entrano lire 70.000.000 per bonifico.

data oper. data valuta
31.10.00    31.10.00     441.162
02.11.00    30.10.00  1.206.000
02.11.00    06.11.00  6.450.912
02.11.00    08.11.00  7.000.000
03.11.00    07.11.00  3.624.000
06.11.00    31.10.00 70.000.000
06.11.00    08.11.00      651.000
15.11.00    15.11.00      339.000
15.11.00    15.11.00   1.747.000
20.11.00    20.11.00   3.513.600
23.11.00    20.11.00 15.000.000

I Ctu, nell’impossibilità di stabilire quanto sopra, spesso considerano la data operazione, quindi il versamento come avvenuto il 6.11.00. Ma mai la data valuta precede l’operazione, perché mai la banca anticipa gli interessi. Quindi siamo in presenza di un errore che determina saldi sbagliati e di conseguenza prescrizioni sbagliate.
Occorre, per essere certi, avere i documenti sottostanti al bonifico e l’entrata dei 70 mln sarà di qualche giorno anteriore alla data valuta.
Ricapitolando, l’estratto conto di cui alla tabella va ricostruito sulla base della data di effettivo incasso/pagamento che il riepilogo del conto corrente non consente. Il saldo effettivo, serve per verificare se le rimesse sono extrafido, e quindi solutorie.